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Disaster Recovery nel cloud: 3 errori da non fare

Spostare il proprio data center nel cloud genera spesso una falsa sensazione di sicurezza: “tanto ci pensa il provider”. In realtà, la responsabilità della continuità operativa rimane in gran parte dell’azienda. Ecco i tre errori che vediamo più spesso.

1. Confondere backup con disaster recovery

Un backup è una copia dei dati. Un piano di disaster recovery è un insieme coordinato di processi, tecnologie e persone in grado di ripristinare i sistemi critici entro un RTO (Recovery Time Objective) e RPO (Recovery Point Objective) accettabili per il business.

Avere i backup non significa saper recuperare in 4 ore. Testare il piano almeno due volte l’anno è obbligatorio.

2. Non testare il failover

Il piano di DR è un documento inutile se non è stato mai provato in produzione (o in un ambiente di staging fedele). Il test deve simulare uno scenario reale: perdita di una region cloud, corruzione di un database, compromissione di un account amministrativo.

3. Dipendenze implicite non mappate

Spesso il ripristino di un’applicazione dipende da servizi esterni (API di terze parti, DNS, certificati, secrets manager) che non sono stati inclusi nel piano. Una mappatura delle dipendenze critiche è il primo passo di qualsiasi progetto DR serio.


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